Cum Grano Salus

Day one.

Soffro di emicranie.
Non il mal di testa che ti prende e passa in un moment.
No. Veri attacchi da infiammazione del trigemino o grappoli: una bestia che con una mano ti afferra il collo da dietro, come se volesse strozzarti, con l’altra ti trafigge il viso con un coltello infilato nell’occhio che fuoriesce dall’orecchio sinistro.

Con il tempismo necessario, una buona dose del principio attivo giusto e tanta forza di volontà a volte si gestisce.
O almeno, io a volte ce la faccio.

E così oggi, dopo la prima delle n dosi di principio attivo necessario, e dopo aver subito l’affollamento dei pensieri, anche di quelli che non avrei voluto, ho aspettato che il principio attivo facesse effetto, poi mi sono alzata.

Ho lavorato, chiuso dei contratti, scritto mail in lingue varie, parlato al telefono sempre in lingue rigorosamente straniere.

Mi sono presa cura della cucciola di uomo bionda e riccia che è da poco entrata nel circolo delle femmine aventi diritto ad una settimana di scazzo ingiustificato al mese.
E siamo in quella precisa settimana.
La sua prima.
Se siete donne, ma soprattutto se non lo siete, capirete senza ulteriori approfondimenti.

Le ho preparato i pancakes e l’ho ascoltata tutto il pomeriggio cantare a cappella con gli auricolari all’orecchio “When I was your man” di Bruno Mars, persino mentre ero in call con il mio capo.
Ho dovuto chiudermi in bagno!

In tutto questo le dosi di medicinale si erano moltiplicate, la tempia sinistra continuava a pulsarmi, il volto era intorpidito, l’orecchio tirava, i nervi del collo e della spalla erano tesi e dolenti e ad un certo punto mia figlia mi ha detto delicatamente, come si conviene ad una signorina nel suo stato: “mà, apri st’occhio!”

… L’occhio sinistro era chiuso chissà da quanto ma io nemmeno me ne ero accorta e continuavo a scrivere, inglese, francese, italiano, tecnicismi, supercazzole, principio attivo, poi: “Ho fame” “Ho sete” “Vieni in bagno?” … guardando il mondo con un occhio solo.

Ho dovuto fermarmi, mi sono stesa a letto cercando di dormire con Anna accanto che armeggiava al suo telefono.
Ho chiuso gli occhi.

Ho ripensato alla prima mail che avevo mandato di prima mattina e all’sms successivo, sempre alla stessa persona.
Era una richiesta di aiuto.
Ma chi avevo chiamato non ha mai risposto.

Day two

Emicrania e cefalee sono malattie invalidanti, non ti lasciano in pace facilmente.
Quelle da suicidio (che sono quelle di cui soffro io) sono addirittura considerate altamente pericolose.

Dopo 24 ore di dolore continuato e n-mila dosi di principio attivo, non più così attivo, lancio altre richieste di aiuto.

Questa volta rispondono in tanti.

Il mio ex marito, per esempio, nonostante tutto, è riuscito a starmi accanto, ha lasciato il lavoro e mi ha assistita mentre vomitavo e piangevo andando in ospedale con nostra figlia, finché non mi ha riportata a casa, al sicuro.

In ospedale ho trovato un medico che mi ha tenuto la mano tutto il tempo quando gli spiegavo come stessi.
Ecco, dovremmo essere un po’ tutti come questo medico, tendere una mano.
Non è roba contagiosa.
Specie poi se capita a persone a cui avete voluto o volete ancora del bene.

Passo la giornata da sola, non voglio che mia, figlia mi veda così.
Ho le mie amiche costantemente in chat.

4 mega dosi di cortisone e altre 22 ore di dolore, digiuno, vomito e continui attacchi narcolettici dopo, finalmente fuori è buio e mi sento autorizzata ad addormentarmi.

Segue la notte della resurrezione, come la chiamo io.

Quando stai per riprenderti te ne accorgi perché la sensazione di piacevolezza è tale che ti riporta, soprattutto di notte, la gioia dei momenti più felici.
Sogni, sogni tanto, e sogni le persone che ami, che poi purtroppo, in questo caso, sono le stesse che non ti hanno risposto quando hai chiesto aiuto ma per te, nonostante tutto, sono inconsciamente ancora sinonimo di benessere.

Vabe, poco importa, suona la sveglia e sono passate 48 ore.

Day 3

Mi sento la faccia gonfia dopo 2 gg di emicrania e cortisone.
“Wow! Non si vedrà nemmeno una ruga!…prendiamola a ride!” dico tra me e me.
Ho dolori ai reni, ancora non muovo bene il collo, dovró prendere altro cortisone, ma vabbè.
Anche questa volta è passata.

Mi rialzo, riesco a stare in equilibrio senza poggiarmi, e ho fame.. incredibile!
Mi preparo una tazza di caffè, due fette di pancarrè tostato col burro e la marmellata di mamma. Poi inzio a lavorare, programmo la mia giornata.

Ritorno alla vita, la normalità che diamo così tanto per scontata da sentirla noiosa a volte, diventa un dono inaspettato in questi momenti in cui si riemerge dal dolore.

Decido che sta sera torno a casa mia, ho voglia di stare con la mia famiglia questo week end, protetta, al sicuro.
E mi sento sollevata.

Mi ripeto incredula ‘é passata’ e benedico e ringrazio tutti quelli che mi sono stati accanto.

Penso a chi ha attacchi più gravi e frequenti dei miei, persone costrette a lasciare il lavoro, persone che si tolgono la vita per il dolore.

Perchè in molti casi non esistono cure, se non psicofarmaci con pesanti effetti collaterali.

Perciò, quando incontrate qualcuno che vi dice di soffrirne, siate comprensivi.

Un soggetto emicranico ha una sensibilità elevatissima, che non vuol dire che diventa scemo, ma vuol dire che valorizza al massimo certe presenze. O certe assenze.

E dei gesti di vicinanza ne fa linfa vitale, da essi trae la forza per reagire che il cervello, momentaneamente paralizzato dal dolore, non sa evocare più.

Perchè un emicranico sotto attacco vede la morte in faccia, e chiunque riesca a tenergliela lontana diventa prezioso.

Ma adesso è passata. È passata.
Oggi, come diceva quello, é nu juorn’ buono!

6 pensieri su “Cum Grano Salus

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