Sacco Pieno, Sacco Vuoto

“Quanti uomini ho sentito dire che desiderano una donna intelligente nella loro vita. 

Io li incoraggerei a pensarci bene.

Le donne intelligenti prendono decisioni da sole, hanno desideri propri e mettono dei limiti.

Tu non sarai mai al centro della sua vita perché questa, ruota intorno a lei stessa.

Una donna intelligente non si lascerà manipolare né ricattare, lei non manda giù colpe, si assume responsabilità.

Le donne intelligenti mettono in discussione, analizzano, litigano, non si accontentano, avanzano.

Quelle donne hanno avuto una vita prima di te e sanno che continueranno ad avercela una volta che te ne sarai andato.

Loro avvisano, non chiedono il permesso.

Quelle donne non cercano nella coppia un leader da seguire, un papà che risolva loro la vita, né un figlio da salvare.

Loro non vogliono seguirti né segnare la strada a nessuno, vogliono camminare al tuo fianco.

Una donna intelligente è libera perché ha lottato per la sua libertà.

Ma non è una vittima, è sopravvissuta.

La donna intelligente sa che il suo valore non risiede nell’aspetto del suo corpo né in quello che fa con esso.

Pensaci due volte prima di giudicarla per la sua età, l’altezza, il volume o il comportamento sessuale, perché questa è violenza emotiva e lei lo sa.

Quindi, prima di aprire la bocca per dire che desideri una donna “intelligente” nella tua vita, chiediti se tu sei davvero fatto per inserirti nella sua.”

 

Ho incrociato casualmente questo testo di Gabriel Garcia Marquez, in una giornata anche troppo calda di questo luglio strano che non sa per niente di estate e che mi sembra ancora una dimensione sospesa tra il reale e il surreale.

Ragionavo, leggendolo, e pensavo che al di là del fatto che qui si parli di donne intelligenti, il concetto alla base di questo testo è valido in generale per chiunque.

Chi non vorrebbe accanto a se una persona intelligente? Uomo o donna, ognuno di noi spera di poter condividere la propria vita con chi ha rispetto per se stesso e per gli altri, chi riesce a gestire questo amor proprio senza però generare distorisioni empatiche, qualcuno che non ha problemi a provare, insistere a costo di soffrire, correggersi e infine imparare, ma che sappia farlo evitando agli altri di soffrirne le conseguenze. Con intelligenza, appunto.

Ma a troppi ragionare in questo modo sembra un’eresia, una scelleratezza, qualcosa che esula dal possibile, un’attenzione innaturale nei confronti di sè stessi e del prossimo.

E invece eresia vuol dire scelta, e cosa c’è di più bello del poter scegliere, ogni giorno, di ricercare la propria verità senza farsi condizionare dal resto e imparando a non condizionare il resto?

Arrivare a rinunciare a parti della nostra vita per amore dei propri istinti, rischiarsela anche, perché comunque esiste sempre una probabilità che le cose poi non vadano come si ci aspettava, e decidere ogni giorno di essere comunque coerente e responsabile in questo oneroso impegno.

Non avere paura, oppure averne ma imparare a gestirla pur di andare avanti nel nostro percorso, senza per questo scadere nella retorica di un egoismo calcolato che ci raccontiamo essere una necessità per la nostra sopravvivenza prima e per la nostra realizzazione poi,  ma che è una debole scusa, in realtà, che usiamo quando non vogliamo riconoscere che il problema siamo noi e i nostri blocchi.

E poi ad un certo punto avere il coraggio anche di rivalutare le nostre scelte se necessario, fare la quadra. Come mi diceva ieri una persona che tiene tanto a me “riuscire a mettere insieme i tasselli e guardare il risultato. Dare un nome a quello che proviamo e che ci ha portato dove siamo arrivati. O tornati.”

Io per esempio qualche giorno fa mi sono guardata per un attimo da fuori e mi sono vista per la prima volta ferma sulla mia solitudine, circondata da un vuoto fatto di mancanze varie.

I tasselli dicevano che ero lì a giusta ragione, che non avevo nulla da rimproverarmi, ma il quadro diceva che potevo decidere di cambiare la situazione.

E mi sono ricordata che proprio io qualche settimana fa ho scritto che certi vuoti possono restare tali e far sentire il loro peso, o trasformarsi in spazio da riempire (e non necessariamente da far riempire a altri) e portare ad una rinascita.

Ho realizzato che era tempo di fare da sola anche questo, rendere quei vuoti spazi miei dedicati alla mia libera crescita, alla mia espansione.

E ho fatto una cosa che sembrerà stupida, ma per me è stata una estensione dei miei confini: sono partita sola con mia figlia, un piccolo viaggio fatto di campeggio, natura, nuovi borghi da scoprire ma soprattutto fatto di strade nuove, mai percorse prima. E me a guidare.

Io non ho mai amato guidare su grandi distanze e tragitti mai visti prima, anche perché ho un pessimo senso dell’orientamento, a dirla tutta, non sono propriamente un asso nella guida e ne sono consapevole, quindi ho sempre un pò di ansietta da prestazione in questi casi.  

In più ho sempre quell’eccesso di istinto materno che mi rende un tantino agitatella quando sono sola con mia figlia e faccio “cose nuove”.

E invece in quei tre giorni in giro all’avventura, ho percorso sentieri di campagna deserti, raggiunto mete mai viste, guidato nelle curve su strade di montagna di notte incrociando cinghialetti e volpi.

Ed è andato tutto bene, e soprattutto un pò di quel vuoto si è riempito di questo carico di meravigliose rivelazioni, e non mi riferisco solo a quello che ho visto attorno a me, ma più che altro a quello che ho scoperto di me.

Quando impariamo a dare il giusto peso alle più comprensibili paure, e a portarle con noi senza che ci limitino, ma come stimolo a superarle anche se questo vuol dire far partire delle piccole grandi rivoluzioni dentro di noi, con tutto ciò che una rivoluzione comporta, cresciamo.

E più riusciamo a riempire gli spazi attorno a noi di noi stessi, più ci arricchiamo, più diventiamo belli, perché alimentiamo la bellezza della nostra persona, di quello che conteniamo, ci riempiamo di consapevolezza, emozioni e soprattutto soddisfazioni per i nuovi traguardi raggiunti ed iniziamo ad emettere una specie di luce che chi ci guarda da fuori con gli occhi giusti, vede.

E’ la luce della bellezza di chi si evolve, di chi si capisce un pezzettino alla volta, di chi si accetta e si aiuta e magari un pò si sfida anche e, mentre fa tutto questo, impara a volersi sempre un pò più bene. E riempie il vuoto, di qualcosa che nessuno mai potrà poi portargli via, perché lo riempie di sé.

Il vuoto diventa pieno, un potenziale di spazio infinito sul quale puoi scegliere di espanderti ogni volta che ne avrai l’opportunità e, soprattutto, sul quale vigerà un grande potere di scelta da parte di chi si accresce: poter decidere chi, in quel pienone di cose meravigliose, può conquistarsi un piccolo posticino, e se questo posticino sia uno scomodo spioncino dal quale sbirciare o una accogliente poltroncina sulla quale sedersi per poter godere dall’interno la sensazione di positività che chi si vuole bene sa trasmettere agli altri.

Ma ve lo ricordate quando giocavamo a sacco pieno e sacco vuoto? Quando il comando era “sacco vuoto” ci accasciavamo al suolo e ci facevamo piccoli piccoli, ma quando la voce chiamava “sacco pieno!” con un balzo stavamo tutti su, belli dritti e sorridenti!

Ecco, la vita è un continuo sentire queste voci, ma la verità è che il comando lo diamo sempre e solo noi, ed è cosi bello conquistare questa autonomia, è bello imparare a riempire il sacco e stare su.

Essere eretici e più che sé stessi amare la ricerca di sé stessi.

E comandarsi di continuo: “Sacco Pieno!”

2 pensieri su “Sacco Pieno, Sacco Vuoto

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