Alice e il Bianconiglio

Quasi due anni di chiusura, di tuta e di scarpe basse dentro le quali senza rendermene conto le mie cosce si sono arrotondate e la mia postura è cambiata, il bacino spostato male indietro e la pancia é spesso gonfia, nonostante gli sforzi di Simone, il mio personal trainer che ogni volta se ne inventa una nuova per camuffare nei miei circuiti esercizi per gli addominali duri-come-la-roccia.

Due anni di chiusura e oggi ne compio 43 di vita sulle montagne russe ma sempre orientata a pensare al meglio, anche delle mie curve morbide e di queste sneakers che nella mia scarpiera fatta di tacchi e zeppe sono delle aliene…

E infatti tutto questo “riposizionamento fisico” non mi sembra così grave, specie se penso a tutto il resto che nella mia vita è peggiorato o migliorato spostando altri equilibri, meno visibili ma probabilmente più importanti.
Incontri e perdite hanno il potere di modificare la morfologia del nostro cuore e la lista di tutto ciò che dentro ci transita e a cui è concesso lasciare o meno un segno.

Per quanto mi riguarda, in altri tempi mi sarei detta che ho deciso sempre io, e che ogni condizione l’ho in fondo creata io contribuendo di mia sponte a tutte le relative conseguenze.
Oggi invece penso che delle situazioni siano state e restino indipendenti dalla mia volontà.

Le persone si sfiorano, si osservano, imparano a conoscersi e desiderano scoprirsi e accogliersi ben oltre il possibile, ma nessun cuore arriva vergine ad incontrarne un altro, e questa è una realtà che troppo spesso ignoriamo.

Smettiamo di avere un cuore intatto da piccoli, quando ancora non ce ne rendiamo conto, e ci portiamo appresso gli strascichi delle mille ferite e fratture che ci procuriamo nel corso degli anni, sempre più gravi, spesso rimaste incomprese persino a noi stessi e che curiamo con il medicinale da banco più potente di tutti (quando ci riusciamo), la resistenza.

E no, non la resilienza, quella non è cura ma è abbandono, è rassegnazione, invece chi come me combatte, a volte anche solo per difendersi, insiste e resiste ma non sempre raggiunge e conquista, come prevederebbe il famoso detto.
Indubbiamente, però, si tiene dentro certe mancanze che diventano assenze, con le quali per un po’ può pure convivere, ma poi a lungo andare le sente, ne accusa i vuoti.

Sono vuoti che assomigliano spesso al buco d’accesso della tana del Bianconiglio: ti viene di buttartici dentro per istinto e curiosità perché dentro quei baratri c’è un affascinante ignoto, che magari hai pure già sperimentato in passato e che in un primo momento sembra fatto di meravigliosi mondi che aspettano solo te.
Epperò poi arriva la vocina del Brucaliffo a ricordati che l’atterraggio potrebbe non essere proprio così morbido, quindi per qualche secondo tentenni all’ingresso.

Perché anche quando sei ben posizionata su te stessa, consapevole di ciò che stai vivendo e di ciò che vorresti, come Alice che canta a squarciagola “nel mio mondo ideal… ” elencando esattamente tutte le caratteristiche della sua idea di vita perfetta, questa stessa lucidità che ti fa vedere nitidamente dove vorresti arrivare, si trasforma in un’arma a doppio taglio: da una parte ti rende tutto estremamente chiaro, dall’altra ti rende tutto crudelmente chiaro.

E quindi ti porta subito a ricordare che si, la caduta può valere tutti i momenti intensi del volo.

Ma poi?

Come la mettiamo quando, per fisiologia di certe dinamiche e senza farlo apposta, si smette di godersi le vicinanze e quel contatto, inteso come ciò che di meraviglioso troviamo in una persona o in una situazione, che rende tutto speciale, resta indifeso agli attacchi esterni o facciamo l’errore di renderlo routine, smettiamo di vedere le scintille, ignoriamo che la velocità delle cose potrebbe portarci via il meglio da un momento all’altro, e lo trattiamo come se fosse l’usuale?

Cosa succede quando si ci prende il lusso di non dargli più l’importanza che aveva inizialmente perché diventa scontato, e lo si lascia affondare nel mare delle mille piccole cose che non possono aspettare, nella convinzione che tanto quello sta sempre lì, immutato, pronto a farsi riscoprire appena ne tornerà la voglia… E invece poi ci accorgiamo che non è proprio così?

Le cose cambiano, le persone cambiano, la sensibilità di ognuno di noi si modifica inaspettatamente.
Cambia l’affetto di un’amica per un’altra, la dedizione di un amante, l’amore di una madre per una figlia addirittura.

Cambia il senso che diamo all’insieme se le parti che ne fanno la somma non tornano più.
Cambia che dove non sei più la scintilla smetti di aver voglia di brillare.

Il Tempo scorre rapido svelando nuovi aspetti che potrebbero essere ininfluenti nel buco del Bianconiglio, quando Alice ancora non sa che ad un tratto dalla tana si esce.
Il Tempo scorre e improvvisamente sembra portarsi via tutto il bello mentre Alice cresce, nelle sue consapevolezze e nelle realtà che un po’ per volta realizza.

Eppure, Alice quel tempo se lo vive sempre. Se il Bianconiglio le fa ritornare in mente della magia che ha vissuto nel buco, si ci ributta e senza paura.

Il Tempo capirà.
Nel dubbio sulla scelta tra la sopportabilità del dolore da culata e la felicità del volo, che più il buco è profondo e più dura, Alice non vacilla: si lancia.

Perché, nonostante tutto, come Alice stessa in finale realizza, per quanto possa sembrare che il Tempo sia un ladro e che rubi tutto quello che amiamo, che ci porti via le parti più belle delle nostre giornate e ci lasci solo disillusioni e incertezze, cosce tornite e postura da rimettere a posto, in realtà raramente può togliere se prima non ha donato.

E c’è un tempo per realizzare le fortune che ci capitano, un tempo per apprezzarle, un tempo per capire se e come si potrebbe fare senza…

Ma ciò che è più importante è che, per fortuna, c’è ancora tempo per non sprecarne altro.

E tanti auguri a me… 😉

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