Baciami ancora.

Alla prepotenza di certi ricordi bisogna necessariamente arrendersi.
Arrivano stagioni, luoghi e momenti particolari che innescano inevitabilmente la rievocazione di episodi che hanno segnato un cambiamento di rotta, una crescita, uno scatto.

In questi giorni mi torna spesso in mente il ricordo del mio primo bacio, di quando Luigi, il mio ex compagno delle elementari con il quale sistematicamente facevamo a botte ogni mattina, in prima media mi spinse al muro tra i due lavandini nel bagno della palestra, durante una pausa degli allenamenti di basket, e mi stampó un bacio sulle labbra con la stessa irruenza che usavo io quando lo rincorrevo tra i banchi della quinta A e gli tiravo dei gran calci sugli stinchi.

Avevo smesso di essere una principessina alla fine della mia carriera di ballerina, ma ricordo nitidamente quel momento in cui, nonostante indossassi delle Jordan Air con calzettoni a vista il battito acceleró, il cuore salì in gola, e la sorpresa si mescoló all’eccitazione del momento e al piacere tutto femminile del sentirsi ‘vittima’ di quella forza inattesa, tenuta a bada chissà per quanto poi.
Lo stesso tempo in cui Luigi aveva custodito quel desiderio e alimentato quello slancio.

Lo sgomento e la meraviglia dei primi baci, intesi come quelli che per la prima volta ti mettono in connessione emotiva con qualcuno, da grande diventa ancora più resistente e ti chiude lo stomaco con ancor più tenacia di quanto un corpo ormai preparato e presumibilmente allenato a certi eventi, sia in grado di gestire.

Si ci arriva, in media, con più delicatezza al primo contatto, e dopo una lunga serie di giochi di sguardi, parole dette e non dette, piccole attenzioni, sfioramenti e segnali reciproci indecifrabili al resto del mondo.

Fino a quando, inevitabilmente, arriveranno i gesti impazienti e impacciati di due che, superati i limiti del pudore e appurato che il campo di atterraggio sarà morbido e sicuro, si lanceranno in un volo senza paracadute.
E quel che resta dopo l’atterraggio non è più legato alla circostanza o all’evento, ma alla sensazione che rimane dentro insieme a tutti i particolari.

La lentezza dell’assaporarsi, il pollice che accarezza la nuca, la barba che punge.
Il calore che dal plesso solare si propaga in tutto il corpo.

Un senso di appagamento e sublimazione che rimarrà e ritornerà ogni volta che riaffiorerà il ricordo, persino quando i presupposti sono chiaramente solo quelli di una storia passeggera, di un’avventura.

E finché durerà, anche quando i pensieri quotidiani torneranno ad affollare la mente e le priorità si allineeranno per un automatismo spontaneo nell’ordine preposto, sempre, con altrettanta spontaneità, uno dei pensieri più urgenti della giornata sarà essere presenti nella vita e…nello stomaco dell’altro.

Perchè tutti i baci sono fondamentalmente belli in sé, come espressioni di affetto, vicinanza, complicità.

Ma la differenza è proprio in quel che il loro ricordo provoca, quando allargano sorrisi imprevisti ed espressioni inebetite su volti normalmente tenuti sotto stretto controllo, nel bel mezzo di giornate noiose o frenetiche che siano.

Perchè vuoi mettere i baci dati con la sola intenzione di togliersi uno sfizio con quelli che ti fanno sentire un desiderio irrinunciabile, atteso, idealizzato, puntato, mai perso di vista e finalmente avverato?

Il giusto premio dopo un lungo periodo di calci negli stinchi, il traguardo raggiunto e impareggiabile, la fine dell’attesa, l’inizio del godimento, finalmente aver avuto il coraggio del gesto definitivo.

Vuoi mettere, sentirsi come nella stretta di Luigi, che dopo averti attaccata alla parete e stravolta col tuo primo-primo bacio, ti guarda e con un tono di voce impacciato, quasi vergognandosi, dopo che praticamente ha fatto tutto lui, ti dice pure: “baciami ancora!”

E allora si, baciamoci ancora!

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