Essere un 169

 

– Mamma, per cosa è divisibile 169?

La matematica della prima media è spietata, devi analizzare i numeri e gestirne le scomposizioni, arrivare tramite le loro proprietà a definirne i particolari per far quadrare le ricerche dei comun divisori e multipli, calcolare e analizzare per capire in quante parti puoi spacchettarli e quanto abbiano in comune con gli altri.

La matematica della prima media non perdona, non è opinabile, non sono le mele che ha comprato la mamma al mercato che se sbagli un calcolo puoi inventarti sorridendo che c’era l’offerta speciale al supermercato, come faceva mia figlia con la maestra alle elementari.

Inizia ad essere la scienza perfetta che deve tornare. Sempre.

– E insomma ma, sto 169 è primo??

I numeri primi sono sempre stati un argomento affascinante per me, da quando le prime volte ne parlò la professoressa Brogna, nella amata scuola media G. Camera, il teatro del mio primo bacio, il mio primo ciclo, il mio primo 7 in condotta per aver cosparso di gesso la cattedra della prof di tecnica, che ne era allergica. Ma che, diciamola tutta, era anche una vecchiaccia insopportabile, che mi riprendeva sempre acidamente perchè da mancina macchiavo spesso i disegni tecnici che ci imponeva di fare con le penne a inchiostro liquido…e io, per ovvie ragioni,  passavo con la mano sopra ad ogni tratto ancora fresco, e lei: “..e niente Parrè, sei una pasticciona! Ma perchè mai non ti hanno corretta i tuoi non lo so!!”.

Penso di aver iniziato proprio in quel periodo a sentirmi un numero primo, non scomponibile e contenibile in nessun altro che non fosse uguale a me.

Perchè i numeri primi sono divisibili solo per 1 e per se stessi, che vuol dire, appunto, che non si scompongono mai a meno che non trovino uno che abbia il loro stesso valore e solo in quel caso accettano di accoglierlo (o di farsi accogliere), in toto.

Non lasciano nulla di loro.

Vale a dire che facendo una divisione del tipo: “Il 7 nel 7 quante volte ci sta?” la risposta che ci daremo sarà: “Una volta. Il 7 nel 7 ci sta una volta, preciso, e nessun altro numero può stare nel 7 comodamente senza lasciare in giro pezzi in avanzo. Tranne l’1, ma per 7 volte. Allora il 7 è un primo. Non c’e’ dubbio.”

Ma la meraviglia di questo ragionamento è ancora più a monte, e parte già nella domanda da cui nasce: quante volte ci sta?

Quella che sarebbe una divisione in questa frasetta diventa invece espressione di un contenimento, un’accoglienza per l’appunto. Cerchiamo quante volte un numero generalmente più piccolo possa stare dentro un altro solitamente più grande, come a chiederci quante volte possa rifugiarsi in lui, e tutto sembra tranne una divisione.

E i numeri primi sono sospettosi e solitari, come diceva Paolo Giordano, includono solo se stessi e solo in casi rari si avvicinano ad altri numeri primi, diventando ciò che i matematici chiamano numeri primi gemelli.

Ci provano, però tra di loro interviene sempre un numero pari a distanziarli, quindi si guardano, tentano di toccarsi, ma non ce la fanno mai.

E così si sviluppa la famosa solitudine dei numeri primi, l’impossibilità di rendersi contenibili in altro, perchè si è sempre troppo poco o troppo tanto, e risulta sempre un vuoto o un eccesso.

Che poi è anche una logica che risponde ad una selezione naturale di ciò da cui decidiamo di farci circondare, delle situazioni nelle quali vogliamo farci contenere, oppure dalle quali fuggiamo per non farci frazionare, per non dover poi fare i conti con i resti.

E sola, anche io, ho provato a contenere senza mai essere contenuta perfettamente con la coincidenza stringente di chi ha il mio stesso valore, e ho sempre guardato da lontano i miei primi gemelli.

Fino a qualche giorno fa, quando ho conosciuto una ragazzina speciale, di quelle che sembrano perfette e invece hanno visto il peggio entrargli in casa e hanno dovuto imparare a difendersi e ad incanalare la loro energia in altro, per diventare un numero primo potente, cioè uno di quelli che non si scompone, ma divide perfettamente certe quantità anche quando si esprime al suo quadrato.

Le disintegra insomma.

E da buon numero primo lei ha una forma di mutismo selettivo, fa fatica ad esprimersi in contesti in cui non si sente a suo agio, con persone che non conosce. Ma non con me.

Io le ho sorriso, le ho aperto le braccia, e lei è venuta a contenersi dentro il mio abbraccio per un pò, a prendersi il mio bacio, a sentirlo affondare sulla sua guancia. E a parlarmi addirittura.

– Mamma ma quindi? Sto 169?

– Puoi dividerlo per 13 Anna…hai provato?

Essere un 169 non è essere un numero primo, ma un semplice numero composto.

Dentro di te ci possono stare molti più divisori, e questo vuol dire che potrai contenere, sicuramente di più di un numero primo, ma lascerai spesso resti di te sospesi. La maggior parte dei tuoi divisori ti frazionerà e destabilizzerà, appunto, con resti che non saprai dove sistemare, se non dopo una virgola, come si fa con le quantità secondarie, poco importanti, che a volte addirittura spariscono negli arrotondamenti sbrigativi che un perverso senso di comodità ci induce a fare.

E per farti contenere a tua volta dovrai trovare chi ti è multiplo perfetto. O chi abbia il tuo stesso valore e sia capace in quel caso di accoglierti alla perfezione.

E questa cosa spaventa i numeri come il 169, l’idea di trovarsi cosi ben contenuti dentro qualcun altro li fa sentire prigionieri, nonostante in molti casi, come nel caso del 169, la matematica parli anche di un numero fortunato, ovvero uno di quelli che si ritrova in un insieme generato a seguito di un crivello, cioè all’applicazione di una procedura insiemistica a scrematura.

Un numero fortunosamente sopravvissuto a n processi di scarto dovuti a criteri poco facili da capire.

Un prescelto, insomma.

E fa paura essere un 169 anche perchè fai parte dell’esclusivo club delle terne pitagoriche (scopriamo cosi che i threesome altro non sono che la proiezione sulla realtà relazionale di una formula matematica euclidea…) e questo richiede l’impegno costante e mai discutibile a mantenere solida la propria reputazione, inseguita per ben 168 posizioni sulla tavola numerica, di grande numero che sa stare con almeno altri 2 numeri sfidando crivelli, teoremi e procedure.

E tutto ciò anche quando non lo vorrebbe, un 169 non lo ammetterebbe mai, perchè il rispetto della teoria e molto più importante della realtà pratica.

Finchè, quando meno te lo aspetti, arriva un numero primo, il 13 della situazione, che ti divide perfettamente in altrettante parti, e dunque in questo caso anche senza alcun resto in sospeso, riportandoti a guardare dritto in faccia la vera verità: esiste chi ti scompone e nonostante ciò non ti toglie nulla, non ti lascia resti in sospeso, nulla di te è considerato secondario, da mettere cioè dopo una virgola. Anzi, sistema in maniera precisa tutti i tuoi pezzi.

– Brava Ma! Si scompone per 13 è vero!

E così Anna scompone definitivamente il 169, finisce gli esercizi, finisce i compiti.

Lui, il 169, sta lì in cima all’asticella scompositrice che si domanda come sia stato possibile, ma non demorde. Sa che questa era solo un’esercitazione, a breve il quaderno si chiuderà, nessuno lo ricorderà più e lui potrà far finta di niente e riproporsi come un intero fine a se stesso, tronfio nella sua triade di appartenenza.

E intanto Martina in Oriana quante volte ci sta?

Una volta bella comoda e senza lasciare resti in giro.

Due numeri primi gemelli, divisi da un numero pari di anni, ma si sono toccati.

E restando ognuna nella propria solitudine, vi abbiamo fregati. Tutti.

 

 

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