Dentro casa.

Qualche mese fa mi sono offerta di occuparmi dello sgombero dell’appartamento condominiale, quello dove abitava la signora Margherita, la nostra portiera che ci ha lasciati inaspettatamente, troppo presto.

Ero spinta dall’istinto di salvaguardia ambientale, che per educazione ho da sempre e che mi porta a regalare o in casi estremi differenziare ogni cosa prima di buttarla, e dunque per evitare che venisse portato tutto in discarica senza l’accortezza necessaria.

Poi sono entrata dentro casa, ho iniziato a prendere in mano le sue cose, quel che resta di tutta una vita dedicata – bene o male questo non sta a noi giudicarlo – alla famiglia, a suo figlio, alla sua nipotina, al condominio e anche ad un cagnolino a quanto ho visto.

E le cose sono cambiate.

Non è più stata solo una questione di attenzione al riciclo, ma è diventata una questione molto più intima, di cura di tutto cio che è stato la vita di una vita che non c’è più.

Dentro casa c’era quel che restava di una donna che era stata figlia, che aveva amato, c’era la mamma di un bambino paffuto, la nonna di una bimba per la quale stava preparando un golfino ai ferri, di lana lilla, che è rimasto lì, nella busta di Tezenis improvvisatasi borsa portalavori, c’era l’umana di un cagnolino che sporadicamente passava di lì.

Oggi sono molto fiera di aver donato tutte le sue cose a chi ne aveva bisogno.
I suoi maglioncini e i suoi soprabiti riscalderanno altri cuori, le sue scarpe andranno ancora in giro per il mondo, nei suoi piatti saranno serviti ancora mille manicaretti. Nel porta-enfant ci dormirà presto un bimba che nascerà tra pochi mesi, e nella cuccia troverà conforto e riposo un altro cuccioletto.

Persino le sue enciclopedie sono arrivate in casa di una collezionista, come pure i CD e DVD.

Quanto bene e gioia abbiamo portato nella vita di altri grazie alle sue cose, cara Margherita!

Però due pensieri mi girano arrabbiati nella testa.

Il primo è che nessuna mamma merita di essere dimenticata così, senza nessun figlio che ne onori la memoria prendendosi cura di ciò che resta di lei.
Io sono fortunata, perché se non dovesse esserci Anna, sono abbastanza certa che ci saranno le mie nipoti grandi, o le mie grandi nipoti, Clara e Azzurra a fare quello che ho fatto io per lei, cara Margherita.

L’amore supremo di chi ti ha messo al mondo, di chi ti ha scelto un nome che potesse esserti di buon auspicio, magari di uno dei tuoi nonni, sperando che ne prendessi ispirazione ed esempio, e poi ti ha cresciuto al meglio che potesse mettendoti prima di tutto il resto, investendo energie, sacrificandosi fino a svuotarsi a volte per far spazio a te, alle tue esigenze, alla tua presenza.

Tutto questo dimenticato, ignorato, considerato dovuto, come se non fosse stato zoccolo duro e fondamenta su cui tu, figlio o figlia, hai costruito tutto quello che sei. È crudele e devastante.

Il secondo pensiero è che ciò che a noi può risultare superfluo, per molti altri è necessario, dunque prima di buttare bisogna sempre provare a donare. Esistono mille modi per farlo, e ci sono migliaia di persone con migliaia di esigenze diverse.

Non è la vita ad essere corta, ma la morte ad essere troppo lunga, dice Enrica Tesio, ed ha ragione, quante volte trasformiamo la fine dell’esistenza di un nostro caro nell’inizio di un dramma infinito e logorante per noi.

E invece si può controvertire tutto questo dolore, non evitarlo certo, ma renderlo potente fonte di sollievo.
Io per esempio lo faccio dando un futuro alle cose di chi un futuro non lo ha più. L’ho fatto e l’ho visto fare a mia madre e a mia sorella con le cose del mio papà, ed è un pò come farlo vivere ancora. Gli abbiamo allungato la vita invece che allungargli la morte, e spero di esserci riuscita anche con lei, Margherita.

Adesso nessuno mi chiama più quasi cantando il mio cognome perche: ‘Signora Parreeeellaaaa! C’è una raccomandaaaataaa!’ …che poi erano sempre o multe o cartelle esattoriali, e mi prendeva pure in giro! Quanti sorrisi mi ha strappato mentre firmavo per ricevuta la mia condanna a pagare per le mie disattenzioni!!

Nessuno si affaccia alla finestrella della guardiola e mi grida appena sbuco dal cortile o varco il cancello: ‘eccola la più bella!’ con l’affetto sincero e l’ammirazione disinteressata di una donna per un’altra.

Ma qualcosa me la sono portata anche io da casa sua, cara Margherita.

Il ricordo che ho scelto di tenere per me è il sacro e il profano che ho trovato accanto al suo letto, cara signora, che mi ricorda che la vita non è mai o nera o rossa o bianca, ma è fatta di mille sfumature che nessuno dall’esterno riconoscerà mai fino in fondo, a meno che non decidiamo noi di aprirci in un atto di profondo sforzo e immensa consapevolezza, sempre che l’altro, poi, sia capace di capirle.

Si dice spesso ‘lasciare i problemi fuori dalla porta di casa’.
Penso dipenda dal fatto che anche quando ciò succede non è detto che dentro casa sia più piacevole, eppure dentro casa ci sentiamo tutti più al sicuro.
Dentro casa è caldo e riparo da sguardi spietati e dalle parole taglienti.

Che a parlare siamo tutti bravi, ma poi…che ne sanno gli altri delle guerre che combattiamo ogni giorno dentro casa, appunto.

Ora dentro casa sua c’è il vuoto delle cose ma è pieno della gratitudine di tutti quelli che hanno avuto un pezzetto della sua vita migliorando la loro grazie a questo piccolo contributo che gli abbiamo dato.

Ed è tornato il profumo del Rio Casa Mia alla ciliegia che aveva comprato da poco a quanto ho visto…lo sente da lassù?

Voli alto Margherita, cento spanne sopra gli ignoranti che parlano e non sanno, sopra gli ingrati che prima o poi resteranno schiacciati dal peso della loro indifferenza, sopra chi non l’ha capita e probabilmente …meglio così.

VOLI ALTO!

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